L’Assunzione di Maria è una solennità particolarmente cara alla nostra Unità Pastorale, che dedica la parrocchia di Oneta alla sua costante celebrazione e l’ha scelta come sua particolare patrona.
L’evento mariano è stato proclamato dogma di fede da Papa Pio XII il 1 novembre 1950.
Identificandosi con Maria, la Chiesa di tutti i tempi cantare il Magnificat come suo proprio cantico, riconoscendo in tutta la sua pienezza le opere meravigliose che Dio ha fatto nella più grande creatura umana, quale è Maria.
Meditiamo questo evento di grazia con le parole che Maria stessa pronuncia nell’Evangelo di Maria Valtorta
Come mi fu estasi la nascita del Figlio e dal rapimento in Dio, che mi prese in quell’ora, tornai presente a me stessa e alla terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia impropriamente detta “morte’ fu un rapimento in Dio.
Fidando nella promessa avuta nello splendore del mattino di Pentecoste, io pensavo che l’avvicinarsi del momento della venuta ultima dell’Amore, per rapirmi con Sé, dovesse manifestarsi con un aumento del fuoco d’amore che sempre m’ardeva.
Non feci errore.
Da parte mia, più la vita passava, più aumentava in me il desiderio di fondermi all’eterna Carità.
Mi spronava a ciò il desiderio di riunirmi al Figlio mio e la certezza che mai avrei fatto tanto per gli uomini come quando fossi stata, orante e operante per essi, ai piedi del trono di Dio.
E con moto sempre più acceso e accelerato, con tutte le forze dell’anima mia, gridavo al Cielo: “Vieni, Signore Gesù! Vieni, eterno Amore!”.
L’Eucarestia, che era per me come una rugiada per un fiore assetato, era, sì, vita, ma più il tempo passava e più diveniva insufficiente a soddisfare l’incontenibile ansia del mio cuore.
Non mi bastava più ricevere in me la mia divina Creatura e portarla nel mio interno nelle sacre Specie, come l’avevo portata nella mia carne verginale.
Tutta me stessa voleva il Dio uno e trino, ma non sotto i veli scelti dal mio Gesù per nascondere l’ineffabile mistero della Fede, ma quale era, è e sarà nel centro del Cielo.
Lo stesso mio Figlio, nei suoi trasporti eucaristici, mi ardeva con abbracci di desiderio infinito, e ogni volta che a me veniva, con la potenza del suo amore, quasi svelleva l’anima mia nel primo impeto, poi rimaneva, con tenerezza infinita, chiamandomi “Mamma!”, ed io lo sentivo ansioso di avermi con Sé.
Non desideravo più altro.
Neppure il desiderio di tutelare la nascente Chiesa era più in me, negli ultimi tempi del mio vivere mortale.
Tutto era annullato nel desiderio di possedere Dio, per la persuasione che avevo di tutto potere quando lo si possiede.
Giungete, o cristiani, a questo totale amore.
Tutto quanto è terreno perda valore.
Mirate solo Dio.
Quando sarete ricchi di questa povertà di desiderio, che è immisurabile ricchezza.
Dio si chinerà sul vostro spirito per istruirlo prima, per prenderlo poi, e voi ascenderete con esso al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, per conoscerli ed amarli per la beata eternità e per possedere le loro ricchezze di grazie per i fratelli.
Non si è mai tanto attivi per i fratelli come quando non si è più tra di essi, ma si è luci ricongiunte alla divina Luce.
L’avvicinarsi dell’Amore eterno ebbe il segno che pensavo.
Tutto perse luce e colore, voce e presenza sotto il fulgore e la Voce che, scendendo dai Cieli, aperti al mio sguardo spirituale, si abbassavano su me per cogliere l’anima mia.
(dal cap. 651 de L’Evangelo come mi è stato rivelato, di Maria Valtorta)



