Cristo è risorto! È veramente risorto!

Ancora una volta, mentre celebriamo la Pasqua, il nostro sguardo non può restare indifferente al dolore che attraversa il mondo.

Questa non è una Pasqua come le altre: è una Pasqua segnata dalla sofferenza della guerra, dall’incertezza e dalle ombre che il denaro e l’ambizione dei potenti proiettano sulla nostra casa comune. Eppure, in questo buio del nostro tempo, non possiamo fare a meno di dire che Gesù ha vinto la morte.

La pagina del Vangelo di Giovanni, proclamata nelle nostre assemblee liturgiche il giorno di Pasqua, ci narra che Maria di Magdala «si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio» (Gv 20,1). In qualche modo, la situazione di Maria richiama il nostro muoverci in questo tempo segnato dal buio; come lei ci muoviamo spesso nel “buio” delle nubi della guerra che non sembrano diradarsi, nell’incertezza economica che pesa come un macigno, nella fatica di una fede che talvolta sembra sbiadire in abitudine.

Proprio in questo scenario, l’annuncio pasquale non cancella il buio, ma lo attraversa. Spesso cerchiamo un Gesù “crocifisso”, fermo nel dolore, bloccato in una Chiesa che fu o nelle macerie delle nostre lamentele.
San Luigi di Montfort ci ha insegnato a guardare la Croce non solo come simbolo di sacrificio, ma come: “un giogo molto dolce che Gesù Cristo porterà con voi. Essa si trasformerà come in due ali dell’anima per farla salire verso il cielo … Portate con pazienza la croce, ed essa illuminerà le tenebre del vostro spirito. Portate con gioia la croce … Quando si soffre con gioia per Dio, al dire dello Spirito Santo, la croce diventa “perfetta letizia” per tutti” (Lettera agli amici della croce, 34)
Per questo, dopo la croce, nel giorno di Pasqua l’angelo ci scuote: «So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui» (Mt 28,5-6).

“Cristo non abita il recinto della nostra rassegnazione. Quel “non è qui” non è un’assenza che ci deve spaventare, ma una missione che ci deve entusiasmare. Non è qui, nelle nostre sagrestie chiuse: è fuori, sulle strade dove la gente soffre la solitudine. Non è qui, nelle logiche del profitto che schiaccia la dignità: è nel gesto profetico di chi condivide e di chi lavora per una giustizia vera. Non è qui, dove si alzano i muri dell’odio: è tra coloro che, con testardaggine evangelica, seminano pace e dialogo.

La nostra comunità ha bisogno degli sguardi di tutti, di una creatività che apra strade nuove, di una testimonianza coraggiosa nei luoghi dove la vita quotidiana si fa fatica e speranza: negli ambienti di lavoro, nelle scuole, nelle case. È lì che il Risorto vuole camminare attraverso i nostri passi. Non fermiamoci davanti alla pietra del sepolcro. Alziamo lo sguardo. Cerchiamo il Risorto nel volto di chi ci sta accanto. Cerchiamolo nella gioia di un perdono donato e ricevuto, nella fatica di un’onestà mantenuta nonostante tutto, nella bellezza di una vita spesa per gli altri. Egli ci precede sempre in Galilea, ovvero lì dove la vita scorre, si sporca le mani e ricomincia.

Cristo è risorto! È veramente risorto! Non è tra i morti, ma cammina davanti a noi. Seguiamolo con fiducia”.

Con queste parole desideriamo raggiungervi con un augurio che si fa preghiera: che la fiducia in Dio Amore non venga mai meno nei nostri cuori. Anche quando i cuori dei potenti sembrano induriti, sappiamo che la luce del Risorto ha il potere di trasformare la pietra in carne e l’odio in riconciliazione.

Che il dono del Risorto entri in ogni vostra casa, portando quell’armonia e quella serenità di cui l’umanità ha estremo bisogno.

Buona Pasqua a tutti voi, un particolare ricordo e preghiera per i più dimenticati e gli ammalati!

pp. Angelo, Francesco e Aldo